{"id":11037,"date":"2026-08-16T18:13:40","date_gmt":"2026-08-16T16:13:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ziobrafi.it\/wordpress\/?p=11037"},"modified":"2026-08-27T18:39:42","modified_gmt":"2026-08-27T16:39:42","slug":"la-mia-lettura-di-ferragosto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ziobrafi.it\/wordpress\/la-mia-lettura-di-ferragosto\/","title":{"rendered":"La mia lettura di Ferragosto:"},"content":{"rendered":"<div class=\"tVu25\">\n<div class=\"nH\">\n<div class=\"nH\">\n<div class=\"nH aqk aql bkL\">\n<div class=\"nH bkK\">\n<div class=\"nH\">\n<div class=\"nH ar4 z\">\n<div class=\"\">\n<div class=\"AO\">\n<div id=\":3\" class=\"Tm aeJ cgjhk\">\n<div id=\":1\" class=\"aeF\">\n<div class=\"nH\">\n<div class=\"nH\" role=\"main\">\n<div class=\"nH g id\">\n<div class=\"nH a98 iY aHo\">\n<div class=\"nH\">\n<div class=\"aHU hx\">\n<div role=\"list\">\n<div class=\"h7 ie\" tabindex=\"-1\" role=\"listitem\" aria-expanded=\"true\" data-mt-item=\"mt-thread\" data-mt-processed-ids=\"mt-thread\">\n<div class=\"Bk\">\n<div class=\"G3 G2\">\n<div>\n<div id=\"avWBGd-87\">\n<div id=\"avWBGd-88\">\n<div class=\"adn ads\" data-message-id=\"#msg-f:1873972615301819285\" data-legacy-message-id=\"1a01b02a35dfeb95\">\n<div class=\"gs\">\n<div class=\"   \">\n<h1 id=\":16w\" tabindex=\"-1\"><span style=\"color: #0000ff;\">La mia lettura di Ferragosto<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000; font-size: 12pt;\">Voglio raccontarti come \u00e8 nata questa lettura, perch\u00e9 la storia mi sembra bella quasi quanto il libro.<\/span><\/h1>\n<div id=\":16n\" class=\"ii gt\">\n<div id=\":175\" class=\"a3s aiL \">\n<div id=\"avWBGd-104\">\n<div dir=\"ltr\">\n<div><span style=\"color: #000000;\">Qualche giorno fa stavo riordinando la mia libreria a Parigi, quando il mio sguardo \u00e8 caduto su un titolo comprato circa dieci anni fa e mai letto: &#8220;<strong>I<\/strong><span style=\"color: #0000ff;\"><strong>l fl\u00e2neur detective<\/strong>&#8220;<\/span>.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Mi ha attirato subito quella parola, fl\u00e2neur, che qui a Parigi sento spesso e che amo.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Ho\u00a0preso il libro in mano quasi per curiosit\u00e0, e ho scoperto che l&#8217;autore, <strong>Giulio Obici<\/strong>, era un giornalista veneziano, per anni inviato di &#8220;Paese Sera&#8221;, quotidiano che oggi non esiste pi\u00f9.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Ma la vera sorpresa \u00e8 arrivata sfogliando le pagine: mi sono ricordato di aver visto le sue fotografie a Venezia, nel 2016, in occasione della mostra &#8220;Tre Oci \/ Tre Mostre&#8221; alla Giudecca.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Proprio in quell&#8217;occasione il nostro circolo (La Gondola) aveva esposto, &#8220;Lo specchio di Alice&#8221;, \u00a0con i lavori dei soci, e tra quelle immagini c&#8217;era anche una mia foto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Un libro dimenticato per dieci anni, riapparso per caso durante un riordino, che si ricollega a un ricordo personale di una mostra del 2016: non potevo non leggerlo tutto d&#8217;un fiato, ed \u00e8 quello che ho fatto in questo Ferragosto parigino, caldo, che invitava proprio a restare in casa con un libro in mano.<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"color: #000000;\">A proposito di quella mostra, vi allego la foto che avevo esposto : \u00e8 stata scattata a Dinard, lungo la passeggiata &#8220;Al chiaro di luna&#8221;, e ritrae un&#8217;immagine riflessa su una finestra.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">L&#8217;avevo poi incollata su una ceramica di Caltagirone, con l&#8217;idea che quella ceramica diventasse quasi una porta che fa entrare in un altro mondo, quello di Alice.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-11038\" src=\"https:\/\/www.ziobrafi.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/2026_lospecchiodialice-161x300.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"465\" srcset=\"https:\/\/www.ziobrafi.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/2026_lospecchiodialice-161x300.jpg 161w, https:\/\/www.ziobrafi.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/2026_lospecchiodialice-551x1024.jpg 551w, https:\/\/www.ziobrafi.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/2026_lospecchiodialice-768x1427.jpg 768w, https:\/\/www.ziobrafi.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/2026_lospecchiodialice-827x1536.jpg 827w, https:\/\/www.ziobrafi.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/2026_lospecchiodialice-1102x2048.jpg 1102w, https:\/\/www.ziobrafi.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/2026_lospecchiodialice-800x1487.jpg 800w, https:\/\/www.ziobrafi.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/2026_lospecchiodialice-500x929.jpg 500w, https:\/\/www.ziobrafi.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/2026_lospecchiodialice.jpg 1256w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/><\/span><\/div>\n<div><span style=\"color: #000000;\">Ripensandocii, mi accorgo che tra la ceramica, la foto e il libro c&#8217;\u00e8 un filo che li lega tutti e tre, e non \u00e8 un caso che la mostra si intitolasse proprio &#8220;Lo specchio di Alice&#8221;.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Le sirene e i sileni scolpiti sulla ceramica sono da sempre figure di soglia: creature che stanno a met\u00e0 tra un mondo e l&#8217;altro, proprio come lo specchio che Alice attraversa per entrare nel suo mondo capovolto. Incastonarci dentro una foto significa trasformarla in una porta, non pi\u00f9 in una semplice immagine da guardare.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">E la foto che ho scelto per quella cornice non \u00e8 un caso nemmeno lei: \u00e8 un riflesso su una finestra, un&#8217;immagine dentro un&#8217;altra immagine, che non si sa mai bene se mostri quello che c&#8217;\u00e8 davanti o quello che c&#8217;\u00e8 dietro il vetro.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Leggendo oggi le pagine di Obici mi sono accorto che lui stesso confessa di essere sempre stato attratto proprio dai riflessi e dalle immagini che si moltiplicano negli specchi e nei vetri, perch\u00e9 custodiscono sempre un piccolo mistero ottico, un dubbio su cosa sia vero e cosa no.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">\u00c8 esattamente la stessa cosa che avevo cercato, senza saperlo, in quella finestra di Dinard.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">E poi c&#8217;\u00e8 il libro stesso, che in fondo si comporta come uno specchio<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">L&#8217;ho comprato dieci anni fa e dimenticato, e mi \u00e8 tornato tra le mani per caso, mentre riordinavo la libreria.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Obici scrive che la fotografia \u00e8 memoria, capace di far riaffiorare interi pezzi di vita che si credevano sepolti: a lui \u00e8 successo con una foto dei moti del 1968 ritrovata per caso, a me \u00e8 successo con un libro<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Anche il ricordo della mostra ai Tre Oci, che credevo lontano, mi si \u00e8 riaperto davanti leggendo queste pagine, quasi che il libro fosse a sua volta un altro specchio in cui rivedermi.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #000000;\"><span class=\"gmail_default\">T<\/span>e lo consiglio davvero.<\/span><\/strong><\/div>\n<div>\n<span style=\"color: #000000;\">Di seguito trovI qualche riflessione su ci\u00f2 che mi ha colpito di pi\u00f9, soprattutto le pagine in cui Obici parla di fotografia.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Spero che anche tu abbia passato un buon ferragosto, \u00a0a presto. Fabrizio<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #000000;\">&#8220;Il fl\u00e2neur detective&#8221; di Giulio Obici<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><span style=\"color: #000000;\">Marsilio Editori, collana &#8220;Gli specchi&#8221;, 2015 (edizione postuma)<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Ho letto questo libro pensando soprattutto alle pagine in cui Obici parla di fotografia, e sono quelle che mi hanno colpito di pi\u00f9.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Cesare De Michelis, nella prefazione, lo descrive bene: c&#8217;\u00e8 in lui uno scrittore rigoroso e analitico, e insieme un fotografo che si lascia ancora stupire come un bambino davanti a un&#8217;immagine.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Sono due anime diverse, ma nel libro finiscono per parlarsi.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #000000;\">L&#8217;obiettivo che separa<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Una delle cose che mi ha colpito di pi\u00f9 \u00e8 la sua confessione di non amare gli autoritratti.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Dice che quell&#8217;obiettivo puntato contro di lui, anche se \u00e8 lui stesso a manovrarlo, crea una distanza che non si riesce a colmare, come se non fosse pi\u00f9 lui a guardare ma qualcun altro a essere guardato.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Per Obici la macchina fotografica \u00e8 spietata: non segue le regole del gioco, ti coglie sempre di sorpresa, e ti condanna a restare per sempre quello che eri in quell&#8217;unico istante in cui \u00e8 scattata.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #000000;\">Contro Barthes: la foto non \u00e8 morte, \u00e8 vita che torna.<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">C&#8217;\u00e8 un passaggio in cui Obici prende quasi le distanze da Roland Barthes.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Barthes, nella Camera chiara, scrive che ogni foto \u00e8 un &#8220;ritorno del morto&#8221;.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Obici la pensa all&#8217;opposto: guardando una vecchia foto di strada si chiede dove stia andando quella persona, cosa stia dicendo, come finir\u00e0 la sua giornata.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Per lui la fotografia non parla di morte, ma fa esattamente il contrario: riporta in vita il passato, lo trasforma in un presente che dura, gli toglie i contorni netti del tempo che passa.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #000000;\">La quarta anima della fotografia.<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Cita anche Henri Cartier-Bresson, secondo cui fotografare vuol dire &#8220;mettere sulla stessa linea di mira l&#8217;occhio, il cuore e la mente&#8221;.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Obici per\u00f2 aggiunge una quarta cosa a questa lista: la macchina stessa, che secondo lui \u00e8 l&#8217;unico strumento capace di far convergere davvero sguardo, emozione e pensiero in un solo istante.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">E proprio sull&#8217;istante costruisce una delle riflessioni pi\u00f9 belle del libro.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Dice che la fotografia ha un rapporto col tempo tutto suo: mentre un romanzo pu\u00f2 richiedere vent&#8217;anni di lavoro e un quadro pu\u00f2 essere ritoccato all&#8217;infinito, una foto si gioca tutta in una frazione di secondo che nemmeno l&#8217;occhio riesce a percepire.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">In ogni fotografia c&#8217;\u00e8 un prima, cio\u00e8 l&#8217;attesa o la ricerca che porta allo scatto, e c&#8217;\u00e8 un durante, l&#8217;istante vero e proprio, carico di tensione.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Ma un dopo, dice, non esiste: quando l&#8217;otturatore si chiude, il rapporto con la realt\u00e0 si interrompe di colpo, senza appello.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Un pittore pu\u00f2 sempre tornare sulla tela. Un fotografo no.<\/span><br \/>\n<strong><span style=\"color: #000000;\">&#8220;Macchina&#8221;, non &#8220;camera&#8221;<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">C&#8217;\u00e8 anche un piccolo ragionamento sulle parole che mi \u00e8 piaciuto: Obici preferisce dire &#8220;macchina&#8221; invece di &#8220;camera&#8221; o &#8220;appareil&#8221;, perch\u00e9 secondo lui \u00e8 il termine che descrive meglio quello che davvero fa questo strumento, cio\u00e8 riprodurre meccanicamente la realt\u00e0.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Venezia, la citt\u00e0 che batte il fotografo<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Nel capitolo su Venezia, Obici racconta quanto sia paradossale fotografare la citt\u00e0 pi\u00f9 fotografata del mondo.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Proprio perch\u00e9 Venezia \u00e8 gi\u00e0, di suo, un&#8217;immagine perfetta, il fotografo rischia sempre di ridursi a un semplice copista.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Cita Iosif Brodskij, che diceva che Venezia \u00e8 di per s\u00e9 &#8220;il capolavoro pi\u00f9 grande che la nostra specie abbia prodotto&#8221;, e anche il fatto che aggirarsi per la citt\u00e0 d\u00e0 sempre la sensazione di non sapere se si stia inseguendo qualcosa o fuggendo da se stessi.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">I de tranelli in cui secondo lui cadono quasi tutti, fotografi compresi, sono la veduta fine a se stessa e il bozzetto folcloristico, la cartolina da rigattiere.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Ripercorre come la citt\u00e0 sia stata rappresentata nei secoli, da Carpaccio ai Bellini fino al Vedutismo del Settecento, e nota come proprio quello stile sia poi diventato, quasi inevitabilmente, il modo standard di fotografarla.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Fa un&#8217;eccezione per pochi fotografi, tra cui soprattutto Gianni Berengo Gardin, che secondo lui \u00e8 riuscito a fotografare non la citt\u00e0 ma le sue trasformazioni, non Venezia ma i veneziani.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Chiude il capitolo con un ricordo amaro: tutto il suo archivio fotografico su Venezia fino al 1980 \u00e8 andato perso in un&#8217;alluvione, comprese le foto che aveva scattato durante i moti del 1968.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Di quelle immagini oggi resta solo la memoria.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #000000;\">In breve<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Alla fine resta il ritratto di un uomo che per anni ha tenuto separate scrittura e fotografia, senza mai pensare di farle dialogare, finch\u00e9 un caso fortuito non lo ha costretto a farlo.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Ne esce una piccola teoria della fotografia, semplice ma precisa: gesto, istante, spietatezza, e nello stesso tempo capacit\u00e0 di restituire vita a ci\u00f2 che il tempo avrebbe altrimenti cancellato.<\/span><\/div>\n<div class=\"gmail_signature\" dir=\"ltr\" data-smartmail=\"gmail_signature\">\n<div dir=\"ltr\">\n<div dir=\"ltr\">\n<div dir=\"ltr\">\n<div dir=\"ltr\">\n<div dir=\"ltr\">\n<div><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" alt=\"\" width=\"0\" height=\"0\" \/><\/span><\/div>\n<div class=\"yj6qo\"><\/div>\n<div class=\"adL\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"avWBGd-105\" class=\"WhmR8e\" data-hash=\"0\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"ajx\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"gA gt acV\">\n<div class=\"gB xu\">\n<div class=\"mVCoBd\"><\/div>\n<div class=\"ip iq\">\n<div class=\"pLw6bb\"><\/div>\n<div id=\"avWBGd-106\" class=\"bJvOmf \"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"nH btDi4d 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storia mi sembra bella quasi quanto il libro. Qualche giorno fa stavo riordinando la mia libreria a Parigi, quando il mio sguardo \u00e8 caduto su un titolo comprato circa dieci anni fa e mai letto: &#8220;Il fl\u00e2neur detective&#8220;. Mi ha attirato subito quella parola, fl\u00e2neur, che qui a Parigi sento spesso e che amo. Ho\u00a0preso il libro in mano quasi per curiosit\u00e0, e ho scoperto che l&#8217;autore, Giulio Obici, era un giornalista veneziano, per anni inviato di &#8220;Paese Sera&#8221;, quotidiano che oggi non esiste pi\u00f9. 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